La libertà che manca.

Quando la protezione rischia di diventare limite.

       Ci sono libertà così normali da non essere nemmeno più pensate.
Uscire quando si vuole, decidere all’ultimo momento, dire “no” senza sentirsi in colpa, avere uno spazio davvero proprio.

Per molti ragazzi è così. Per altri, no.

Per molti ragazzi con disabilità, la libertà non è immediata.
Non è spontanea.
Non è loro.
(E, in parte, non lo è neanche per i familiari — genitori e fratelli — ma questo è un altro discorso, da approfondire in un altro contesto.)

Ogni scelta passa attraverso qualcuno.
Anche le cose più semplici richiedono organizzazione, presenza, disponibilità di altri.

Uscire con un’amica o un amico non è mai solo una decisione personale: è qualcosa che deve essere possibile, autorizzato, accompagnato.

Nel tempo, questo pesa.
Pesa non poter decidere quando.
Pesa non avere momenti davvero propri.
Pesa la mancanza di privacy.

Dentro questa fatica nasce spesso una frustrazione profonda.
A volte anche rabbia.

Non è una rabbia sbagliata.
È una rabbia che parla di un bisogno: quello di poter scegliere.

Se pensiamo a un ragazzo senza disabilità, vediamo quanto sia naturale uscire, dormire fuori casa, cambiare programma all’ultimo momento.

Per un ragazzo con disabilità — lieve, media o più importante — tutto questo è molto più complesso, a volte impossibile.

Questa differenza, se non viene riconosciuta, può fare male.
Perché non riguarda solo ciò che si può fare, ma il modo in cui ci si sente nel mondo: liberi o no, ascoltati o no.

Quando un ragazzo ha capacità di intendere e di volere, è importante che possa essere accompagnato senza essere sostituito.
Non ha bisogno che qualcuno decida al posto suo, ma di qualcuno che lo affianchi, nel rispetto delle sue scelte.

In alcuni casi può essere necessario un supporto anche formale; ma questo non dovrebbe mai diventare un modo per togliere voce alla persona.
Esistono modalità più flessibili, più rispettose, che permettono di aiutare senza sostituire.

Accompagnare non significa togliere libertà.
Significa renderla possibile.

Un ragazzo che non può mai dire “no”, che non può scegliere, che non ha spazi di autonomia, nel tempo rischia di chiudersi in se stesso o di esprimere quella frustrazione in modi che diventano difficili da comprendere.

La protezione è fondamentale; ma, senza spazio per la scelta, può trasformarsi in un limite.

I ragazzi con disabilità non hanno bisogno solo di essere protetti.
Hanno bisogno di essere riconosciuti.
Nel loro diritto di scegliere.
Nel loro bisogno di libertà.
Nel loro essere persone.

Perché ogni piccolo spazio di decisione è un passo verso la crescita.
E ogni “posso scegliere” è un modo per sentirsi vivi.

 

Dott.ssa Carolina Amelio
Presidente e Direttrice psico-educativa
CaroAnto Amelio APS
Ideatrice del CaroAnto Method®
Certified Access Bars® Practitioner

CaroAnto Method®
Perché la crescita nasce dove la persona si sente vista, ascoltata e libera di essere.

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