Mi chiamo Francesco e sono un ragazzo di 21 anni ipovedente grave. Vivo a Lisciano Niccone, un piccolo paese in provincia di Perugia, a metà strada tra il lago Trasimeno e il fiume Tevere e a pochi metri dal confine con la Toscana. Sono appassionato di modellismo sia a livello sportivo che in generale; amo anche creare opere di mia invenzione e senza istruzioni con la lego, riuscendo a realizzare cose complesse; mi piacciono molto gli animali e nutro il grande desiderio di possedere un cane guida. Infine, mi interesso anche di musica, audiolibri e viaggi.
Diventare autonomo per una persona affetta da una patologia come la mia, se scoperta in età precoce, non è facile, soprattutto nel caso in cui l’individuo sia influenzato da un determinato contesto familiare, un contesto che invece di portare stimoli positivi e utili, ne porta di negativi. Riscontro questo problema anche con i membri della mia famiglia che è composta da mio padre, mia madre e mia sorella di sette anni più piccola. Sono convinto che ciò non mi permette di trovare il coraggio di effettuare delle attività da solo, mentre invece vorrei evitare di dover aspettare l’attesa costante dell’aiuto di qualcuno. Per una persona che vive questo tipo di condizione, quest’ultimo può essere fornito solamente una volta all’anno, come avviene nel caso degli sporadici campi estivi organizzati da associazioni che hanno a che fare con la disabilità visiva in cui sono previste attività di orientamento e mobilità o autonomia personale, della durata di una settimana.
Personalmente mi trovo spinto a migliorare solo le autonomie interne perché mio padre ritiene che, affinché io possa raggiungere l’indipendenza, siano più importanti queste ultime: quando siamo in casa mi sprona a sperimentarmi nei piccoli spazi e in piccole attività domestiche che non necessitano di una particolare spiegazione, quali apparecchiare e sparecchiare; quando ci troviamo nell’ambiente esterno, invece, preferisce che io stia al suo braccio, o a contatto con il carrello se andiamo a fare spesa in grandi supermercati, piuttosto che farmi muovere da solo risolvendo gli eventuali imprevisti.
In contrasto con il suo parere è il punto di vista di mia madre che predilige azioni che si svolgono in spazi esterni. E, riscontro, una continua insistenza da parte sua perché vuole essere lei a effettuare attività che potrei fare tranquillamente da solo, se la maniera di procedere fosse anticipata da una breve illustrazione sia teorica che pratica; quando mi devo spostare all’interno di edifici o di strutture è molto seriosa, mi dà pochi punti di riferimento ed a volte, non risultano neanche essere corretti.
Infone si può notare il comportamento di mia sorella che dimostra una sorta di confusione, passa da alcuni momenti in cui è molto protettiva nei miei confronti ad altri di totale indifferenza lasciandomi quasi totalmente abbandonato a me stesso, ma in questo trovo un lato positivo perché mi dà tempo di ragionare su come diventare autonomo in più contesti possibili.
Ripensando ai metodi e alle strategie che ho utilizzato, anche durante il corso da centralinista che ho frequentato a Bologna a cavallo tra il 2023 e il 2024, per diventare autonomo provo a fornire alcuni esempi: in primo luogo riuscivo a gestire la camera del residence considerando la mole di cose che avevo portato e che ero costretto a far rientrare in spazi angusti a me sconosciuti; in seconda istanza, per recarmi a tirocinio tutti i giorni, dovevo effettuare un lungo tragitto in autobus da solo; ho poi imparato a prendere il treno con l’ausilio dell’assistenza ferroviaria, anche se, in queste ultime due circostanze, ero affiancato da qualcuno che aveva più esperienza di me. In alcuni ambiti, però, posso dire che i ruoli si invertivano perché ero io che davo una mano consigliando alcuni stratagemmi e modalità per risolvere una determinata situazione: ho percepito che una mia amica, totalmente non vedente, era in difficoltà ad apparecchiare la tavola e le ho mostrato come farlo in modo sicuro, semplice e rapido. Prima di iniziare, però, ho voluto verificare come le avessero insegnato al fine di non stravolgere totalmente quello che già sapeva. Mi ha risposto affermando che le hanno detto di stendere la tovaglia, allungando le mani per sentire come cada dai vari lati e, nel caso ci siano punti in cui manchi, tirarla leggermente verso le parti scoperte della tavola. Dopodiché mi ha detto che le hanno consigliato di appoggiare le stoviglie in un punto e, stando ferma, protendersi verso i posti in cui devono essere messe, basandosi su concetti come di fronte, il parallelo ed il perpendicolare. Quando l’ho testata, però, non solo ho scoperto che non lo fa e, anzi, non ascolta minimamente i suggerimenti e le istruzioni che le vengono forniti, ma non utilizza neanche i metodi che le vengono proposti, almeno fino a quando non sono io a riproporglieli e finge che sia sempre la prima volta che qualcuno le dice di procedere in quel determinato modo.
Per apparecchiare in modo corretto, secondo la mia esperienza, il punto di partenza è la forma della tavola e in che modo si concepisce: ci sono alcuni che la tengono completamente libera, mentre altri che ritengono necessario ingombrarla di oggettistica varia, quale centri tavola o decorazioni a tema stagionale; inoltre, ci sono persone che potrebbero utilizzarla come scrivania appoggiandoci computer, fogli e molto altro. Il passaggio successivo è trovare un punto fisso da cui si possano raggiungere comodamente gli altri posti disponibili senza doversi muovere intorno alla tavola numerose volte, ma utilizzando anche in questo frangente nozioni come di fronte, accanto, parallelo o perpendicolare. Partendo dallo stesso punto della tavola, prima ancora di aggiungere piatti, bicchieri e posate, un aspetto a cui è necessario fare attenzione sono le pieghe della tovaglia in quanto se quest’ultima non è stata riposta nel migliore dei modi nel cassetto nella fase di riutilizzo successivo si faticherà a stenderla correttamente.
Un’altra autonomia che ho acquisito dopo l’esperienza di Bologna è stata sapermi organizzare, totalmente da solo e utilizzando alcune applicazioni per smartphone, sia l’armadio della camera che la valigia ed ho costatato che, per cominciare, è necessario capire lo spazio a disposizione. Gli elementi che ho da sempre preso in considerazione sono il mobile da riempire e la quantità di abiti ed effetti personali da sistemare, così come la forma delle ante e la presenza o assenza di eventuali cassetti perché esistono diverse tipologie di armadi. Per illustrarne due, l’armadio a torre che, nel mio caso, contiene quattro cassetti, un’unica anta grande con tre ripiani e lo spazio dove poter appendere ulteriori vestiti alle grucce. Avendo in camera questa tipologia di mobile l’ho organizzato in questo modo: partendo dal primo cassetto in basso ho posizionato i pigiami; dal secondo al quarto l’abbigliamento intimo. Nel primo ripiano all’interno dell’anta ho messo, formando delle colonne, gli indumenti divisi tra estivi e invernali. Sul secondo livello i pantaloni spartiti tra tecnici e normali e, sull’ultimo, le camice.
Collegandomi nuovamente agli armadi che esistono, mi sono imbattuto nella descrizione della camera della mia amica. Ho visto che si tratta di un mobile che occupa un’intera parete e dotato di due ante scorrevoli. Nella parte destra mi sono accorto che, sul lato destro, sono disposti dei ripiani in cui ha posizionato, appesi, i pantaloni classici ed eleganti e, nella parte superiore, le grucce con gli altri capi di abbigliamento. Per quanto concerne il lato sinistro ho notato che ha un ripiano su cui ci sono i vestiti sportivi e, in alto, le giacche invernali.
Un altro aspetto con cui mi sono dovuto scontrare nel periodo in cui ero a Bologna è fare la valigia nell’eventualità in cui io debba partire per feste, vacanze o viaggi organizzati. Anche in questo caso posso dire che ho dovuto distinguere tra le varie tipologie di bagagli perché in commercio ne esistono tantissimi: morbidi, rigidi, con o senza ruote e da poter tenere o meno in spalla. La prima verifica da fare è il formato, perché nel primo caso è difficile che vi siano tasche esterne in quanto al suo interno contiene vari scomparti ed esiste con due o quattro ruote; in contrasto con quest’ultima è la conformazione dei trolley morbidi che ne possono avere soltanto due; una cosa a cui si deve fare attenzione è la disposizione degli indumenti all’interno dei trolley. Spostando il focus sulle valige morbide, credo che siano più adatte per un viaggio di pochi giorni e che la maniera migliore al fine di riempirle sia predisporre i vestiti secondo la tipologia di giornata che si debba affrontare. Se dovessi partire per un viaggio di quattro giorni metterei, alla base, gli eventuali vestiti più eleganti, sapendo che, potenzialmente, mi serviranno solo l’ultimo giorno. Il metodo che utilizzo per i restanti tre giorni è pensare soltanto a farvi rientrare i capi di cui avrò bisogno il secondo e il terzo; seguendo la stessa sistemazione, si può viaggiare comodamente anche utilizzando uno zaino adatto a questo scopo. L’unica distinzione che ritengo opportuna è che, rispetto a dover riporre i vestiti in una valigia morbida, in quest’ultimo gli abiti rientrano in una spazialità minore; quindi, invece di sistemare ogni completo in maniera totalmente orizzontale, mi sono dovuto abituare a predisporli in piccoli rotoli avendo come punto di riferimento il capo più esterno che stabilisco ogni volta in base alla fattura e alla particolarità del tessuto di quell’abito specifico piuttosto che di un altro.
Se ci si concentra su quelle rigide, credo che il modo migliore per farle sia quello di conoscerne lo spazio e le dimensioni. Quando le preparo devo porre un’attenzione maggiore all’ingombro di un determinato vestito per decidere in quale parte della valigia, riuscendo a permetterne la chiusura, posizionarlo, considerando che essa è composta da due lati, uno più ampio formato dagli elastici per tenere saldo il contenuto, e l’altro più ridotto perché all’interno ha più tasche con le cerniere. Ripartendo dal primo lato, di solito lo allestisco in questo modo: nel vano di destra predispongo i vestiti come se li appoggiassi su una rosa dei venti stilizzata e metterei le felpe, i maglioni, i pile e i pantaloni in colonne nei quattro angoli; per tenerli uniti, e così completandola, negli spazi vuoti inserirei o qualcosa di aggiuntivo, oppure qualche capo sportivo-tecnico a seconda del contesto. Per quanto concerne l’altro lato valuto il volume degli indumenti per capire quale, tra questi ultimi, occupi più posto e successivamente ne decido la disposizione, mettendo alla base i capi che prendono più spazio e, così facendo, la chiusura della valigia in modo definitivo risulterà più semplice.
Prima di salutarti, futuro lettore, concludo in questi due modi questa lunga e difficile riflessione. In primo luogo ti confido quali sono le autonomie che vorrei raggiungere in un futuro sia ravvicinato che non: cucinare, fare spesa e, per quando sarà possibile, organizzare e gestire totalmente una casa. In seconda istanza, volendo ringraziarti per la pazienza dimostrata, utilizzo un brano di un complesso che mi sta molto a cuore, i Nomadi, riportando tutta la canzone perché, in alcuni punti, viene usato un lessico nel quale ritrovo l’argomento sopracitato. Se sarai interessato a scoprire il mio futuro, fammelo sapere che ti scriverò un eventuale seguito.
“Sai, scriverti una lettera
Non è una cosa facile
Sai, mi sento così fragile
Le bombe non ti ascoltano
Ma… questa guerra non mi cambierà
…Mai…
Dove si va
Come si fa
A stringere la vita
Intanto fuori scoppia la notte
Dove si va
Come si fa
Se vivere da queste parti
È come tirare a sorte
Sai, il tempo è scivolato via
Ma non è stato tutto inutile
Io, saprò vederti crescere
È una promessa che non mancherò
E poi, ancora un altro giorno nascerà
Per noi… noi
Dove si va
Come si fa
A stringere la vita
Intanto fuori scoppia la notte
Dove si va
Come si fa
Se vivere da queste parti
È come tirare a sorte
E non riesco più a sorprendermi
E la pazzia che danza intorno a me
E penso che dovrei difendermi
Ma è più difficile combattere
Se il pianto di una madre no
Non può salvare la notte
…La notte…
Dove si va
Come si fa
A stringere la vita
Intanto fuori scoppia la notte
Dove si va
Come si fa
Se vivere da queste parti
È come tirare a sorte
Sai, scrivere una lettera
Non è mai stato facile.”
