Quando le associazioni si dividono, a perdere sono i progetti più grandi

Nel mondo del no profit esistono realtà meravigliose, nate spesso da storie personali profonde, da sofferenze trasformate in impegno e da famiglie che hanno deciso di non arrendersi.
Ogni associazione porta con sé esperienza, competenza, umanità e amore autentico.

Eppure, osservando il panorama associativo negli anni, emerge una riflessione importante, e anche un po’ dolorosa: se le associazioni riuscissero davvero a collaborare tra loro, potrebbero nascere progetti enormi.

Si potrebbero costruire grandi spazi educativi, percorsi di autonomia strutturati, reti solide per le famiglie, équipe multidisciplinari e opportunità concrete per tantissime persone.

Insieme, molte piccole realtà potrebbero trasformarsi in una forza gigantesca.

E invece, spesso, accade il contrario.

A volte prevalgono diffidenza, competizione e paura di perdere spazio, visibilità, utenti o risorse.
Così diventa difficile riconoscere il valore dell’altro senza viverlo come una minaccia.

Eppure la collaborazione non dovrebbe togliere valore a nessuno.
Dovrebbe permettere a ciascuno di mettere a disposizione il meglio di sé per costruire una rete più forte.

Piano piano si rischia di perdere di vista il senso più profondo del sociale: le persone, le famiglie e i progetti realmente importanti.
Si lavora parallelamente, spesso con obiettivi simili, ma senza mai unirsi davvero.

Si rimane così chiusi dentro piccoli confini.

Ed è un vero peccato.

Il vero obiettivo non dovrebbe essere “chi emerge di più”, ma quante persone si riescono realmente ad aiutare.

Le famiglie finiscono così per spostarsi da una realtà all’altra, senza trovare una rete davvero unita.
A volte percepiscono persino tensioni o rivalità tra associazioni che, invece, dovrebbero rappresentare un sostegno.

Ogni associazione possiede risorse diverse: c’è chi ha più forza economica, chi maggiori competenze professionali, chi esperienza educativa, chi reti territoriali o grandi capacità organizzative e comunicative.

Se queste risorse venissero condivise invece che trattenute, potrebbero nascere progetti straordinari.

Naturalmente ogni associazione ha la propria identità, il proprio metodo e la propria storia.
Unirsi non significa annullarsi.

Significa comprendere che, a volte, costruire ponti è più importante che difendere territori.

Forse il mondo del no profit avrebbe bisogno di meno rivalità silenziose e di più visione comune.
Di meno frammentazione e di più rete.

Perché quando si lavora davvero insieme, diventano più grandi le possibilità per tutti.

E soprattutto, diventano più grandi le possibilità per le famiglie, per i bambini, per i ragazzi e per tutte quelle persone che ogni giorno cercano semplicemente un posto vero nel mondo.

Nessuna famiglia dovrebbe sentirsi sola nel proprio percorso.
E forse il sociale dovrebbe ricordarsi ogni giorno che, prima delle strutture, dei ruoli, dei nomi e della visibilità, esistono persone vere che stanno cercando ascolto, sostegno, possibilità e dignità.

Dott.ssa Carolina Amelio
Presidente e Direttrice psico-educativa
CaroAnto Amelio APS
Ideatrice del CaroAnto Method®
Certified Access Bars® Practitioner

1 commento su “Quando le associazioni si dividono, a perdere sono i progetti più grandi

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