L’innamoramento e l’affettività della persona con disabilità

L’amore è uno dei desideri più profondi dell’essere umano; anche i ragazzi con disabilità hanno diritto di conoscerlo, comprenderlo e viverlo con dignità.

All’interno del percorso CaroAnto uno dei workshop della Triade è da sempre dedicato al tema dell’innamoramento e dell’affettività della persona disabile, con particolare attenzione ai ragazzi e alle ragazze con disabilità visiva.

L’innamoramento non è uguale per tutti e non lo è nemmeno il modo di vivere l’affettività. Ognuno ha il proprio modo di amare e questo va rispettato. Allo stesso tempo è importante aiutare i ragazzi a comprendere che cosa è amore e che cosa invece non lo è, distinguendo un amore sano da uno che può far male.

      Mi piace accompagnarli a capire che l’amore è un’emozione che rende felici, e non il contrario.

La persona con disabilità visiva spesso arriva a questi temi in modo diverso rispetto a una persona vedente. Non ha avuto lo stesso accesso precoce a immagini e rappresentazioni dell’amore che passano attraverso giornali, televisione, cinema o social. Per questo motivo l’affettività, almeno inizialmente, deve essere anche raccontata e spiegata.

La responsabilità di chi affronta questi temi è quindi grande. Non può essere chiunque: deve essere una persona adulta, competente, con esperienza nel settore della disabilità e capace di mantenere uno sguardo neutrale. È importante che sappia rispettare i tempi e i silenzi dei ragazzi su questi argomenti; se ne parla quando sono pronti a farlo e sempre gradualmente. Non si può dire troppo, o tutto insieme, perché si rischia di creare timori inutili.

I ragazzi non devono essere presi in giro. Non dovrebbero esserlo neanche i ragazzi non disabili, ma in questo caso la società spesso gioca su questo tema, indipendentemente dall’età. Questo non va bene, non solo perché è irrispettoso, ma anche perché ridicolizza il loro modo di vivere l’amore e rischia di farlo percepire come un gioco che si può rivolgere a chiunque.

Il ragazzo o la ragazza, pur con la propria disabilità, deve arrivare a poter scegliere in modo libero e consapevole quale tipo di affettività desidera vivere con la persona che un giorno sentirà speciale.

Triade CaroAnto ©
La Triade CaroAnto è composta da tre workshop che affrontano alcuni dei temi più delicati e importanti nella crescita dei bambini e dei ragazzi con disabilità visiva e/o pluridisabilità: la dinamica tra fratelli in presenza di un fratello con disabilità, l’affettività e l’innamoramento della persona con disabilità, e il “Durante Noi”, che invita le famiglie a iniziare a costruire il futuro dei propri figli.

Si tratta di tre momenti di confronto e riflessione pensati per accompagnare le famiglie in aspetti della vita spesso poco affrontati, ma fondamentali per la crescita e l’autonomia dei ragazzi.

Il workshop sull’affettività e l’innamoramento
Per questo motivo il punto di partenza non è l’innamoramento, ma l’autonomia personale.

Fin da piccoli, i bambini — con o senza disabilità visiva o cognitiva — devono essere accompagnati a fare da soli ciò che possono fare. Devono imparare a gestire progressivamente le proprie autonomie quotidiane e a conoscere alcune regole fondamentali legate alla privacy e al pudore.

L’inizio di ogni autonomia personale parte dall’imparare a usare le mani; queste si imparano a usare soltanto se la persona con disabilità, fin da piccola, viene stimolata e a volte anche spinta a utilizzarle.

Il genitore deve ripetere a se stesso che spingere il bambino a usare le mani è un atto di amore verso di lui.

Il workshop sull’affettività nasce prima di tutto dal desiderio di proteggere il ragazzo o la ragazza con disabilità da possibili situazioni di rischio o di pericolo.

Per esempio, alcune regole di autonomia e di rispetto della propria privacy vanno imparate fin da piccoli: chiudere la porta del bagno, prendersi cura della propria persona, non far entrare estranei nella propria stanza e imparare a chiedere informazioni quando si arriva in un luogo nuovo, per conoscere gli spazi e orientarsi con maggiore sicurezza.

Queste regole non servono a creare imbarazzo o rigidità, ma a costruire confini chiari, indispensabili per la crescita, per il rispetto di sé e per la propria sicurezza.

Solo quando un ragazzo ha sviluppato una buona autonomia personale e ha compreso il valore della propria intimità può avvicinarsi in modo più consapevole al tema delle relazioni con gli altri.

Un percorso che riprende
Negli anni iniziali del CaroAnto questo workshop, insieme agli altri che compongono la Triade, è stato portato in diverse città d’Italia. Ho incontrato molte famiglie, educatori e professionisti e ogni volta il confronto su questi temi si è rivelato prezioso.
Con il tempo il lavoro quotidiano all’interno dell’associazione è diventato sempre più intenso e impegnativo. Le attività con i ragazzi, l’accompagnamento delle famiglie e i tanti progetti del CaroAnto hanno richiesto molte energie e non sono più riuscita a dedicarmi a questa parte di formazione come avrei voluto.

Oggi però sento che su questi temi esiste ancora — e forse più di prima — un grande bisogno di ascolto, confronto e riflessione.

Per questo motivo riprenderò questo percorso insieme alle famiglie e agli insegnanti. Allo stesso tempo rinnovo la disponibilità, anche per altre associazioni che lo desiderino, a portare un workshop CaroAnto di una giornata dedicato all’affettività e all’innamoramento della persona con disabilità nella propria città.

Parlare di affettività significa parlare di crescita, di autonomia e di rispetto di sé e dell’altro. Sono temi delicati, ma fondamentali, che meritano tempo, attenzione e responsabilità.

Dott.ssa Carolina Amelio
Presidente e Direttrice psico-educativa
CaroAnto Amelio APS
Ideatrice del CaroAnto Method®
Certified Access Bars® Practitioner

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