Guardiamo tutto questo da un insolito punto di vista – di Francesco Trentini

Durante i gruppi CaroAnto rivolti a ragazzi con disabilità visiva, riflettiamo insieme sul modo di “vedere” di ognuno; con cautela cerco di far capire ai ragazzi che anche loro, prestando attenzione alle loro sensazioni, imparando ad “ascoltarle” e conseguenzialmente imparando a raccontarle, potrebbero descrivere la loro “visione” di un panorama. Questa riflessione richiede un esercizio costante e non regala tempo alla tristezza del “povero me che non posso vedere”…  ❤️
Carolina Amelio 

Racconto di Francesco Trentini

Abbiamo mostrato immagini suggestive, fornito tante informazioni.

Siamo stati trasportati in un viaggio virtuale che è passato attraverso i nostri occhi.

Gli occhi … Ma io devo dirvi una cosa: i miei occhi non vedono.

Vi chiederete, probabilmente, come fare per permettere, anche a me, di ‘vedere’ tutte le bellezze e gli spettacoli, che ci offre la natura generosa del monte Subasio!?

Io posso rispondervi. Ma voi, volete provare a farvi guidare da me?

Chiudete gli occhi e vi farò viaggiare nel mondo come faccio io. Chiudete gli occhi.

Sarebbe bello salire in quota e trovare una grande bussola tattile con le indicazioni delle posizioni delle cittadine costruite ai piedi del monte, o scoprire da che parte voltarsi per incontrare le Alpi o la Sicilia, o le spiagge dell’Adriatico, o le meravigliose isole del Tirreno. Stiamo sul Subasio, ma con gli occhi della mente dominiamo l’Italia, anche senza vederla.

Sarebbe bello trovare pannelli tattili, disseminati lungo un sentiero o in un prato della cima, pannelli di legno o di pietra, scolpiti con l’impronta di un animale del parco: ‘Sarà un lupo?’ E, nel pannello accanto, esplorare con le mani l’immagine a rilievo di quell’animale: ‘Ma no: è un gatto selvatico!’

Possiamo immaginare di percorrere un sentiero nel bosco, dove però il fondo sia abbastanza agevole da non farci inciampare, ci siano dei tronchi a delimitarlo, a fungere da batti-bastone, oppure corde sospese a cui appoggiarsi per seguire un percorso. E sull’acqua un ponte di legno: fermiamoci, a sentire … se riusciamo a capire in che verso scorre l’acqua.

Anche ad occhi chiusi, ve lo assicuro, è bello ascoltare i rumori della montagna … e anche i suoi silenzi.

E sentire sulla pelle la carezza del vento, il tepore del sole, il freddo pungente dell’inverno.

E che dire dei profumi?! Quello dolce del narciso a primavera, le foglie bagnate d’autunno,  i profumi, dopo la pioggia, del ginepro o degli abeti e, sotto il sole d’estate, l’odore dei cedri, gli alberi nuovi che il monte non conosceva, un tempo.

E ancora, vi assicuro che è bello abbracciare un albero, per scoprire se è giovane o se ha avuto il tempo di diventare vecchio, toccarne la corteccia scabrosa o liscia, e le foglie, la forma delle foglie, la loro consistenza: ci sono foglie leggere che si piegano, e foglie ‘croccanti’ che si spezzano.

Deve essere bello anche toccare l’anima antica di questo monte, accarezzare le rocce, poggiare le mani sui fossili affioranti che ci raccontano la sua storia.

Sarebbe bello …. rendiamolo possibile.

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