Tirocinio di Terapia Occupazionale. Di Arianna Ciprelli

Arianna ha scelto di studiare terapia occupazionale; quest’anno ha cominciato il tirocinio in uno dei tanti centri diurni. Le ho chiesto di provare a scrivere quello che, a lei sorella di due ragazzi “diversamente abili”, le ha suscitato questo tirocinio.
Per un fratello di un ragazzo “diversamente abile” è difficile studiare per poter lavorare nel mondo della disabilità perché si ritroverà a combattere con le proprie emozioni e con situazioni che in qualche modo gli ricorderanno il proprio vissuto personale. Il pensiero che ogni operatore potrebbe essere quello del proprio fratello a volte lo farà rabbrividire; la mancanza di empatia in alcune situazioni o la mancanza di privacy nei momenti di autonomia personale sono elementi che porterebbero qualunque “fratello” a voler urlare contro l’indelicatezza di qualche operatore. Ma, i “fratelli” che sopravviveranno ai tirocini dovranno trasformare le loro emozioni e le loro esperienze negative nei loro punti di forza; pertanto quando il dispiacere, l’angoscia e la paura si trasformeranno in rabbia e nel tempo la rabbia in sicurezza, determinazione e resilienza saranno in grado di modificare un sistema sbagliato. Per far questo dovranno lasciare la rassegnazione a chi non crede nel cambiamento e, anche quando avranno tutti contro dovranno andare avanti per la loro strada e costruire qualcosa di nuovo. I fratelli dei ragazzi “diversamente abili” sono tanti e statisticamente più della metà lavorano nel settore sociale/educativo/sanitario, pertanto, i centri diurni nascenti potrebbero essere tanti e completamente diversi dai precedenti!

Carolina Amelio
Presidente CaroAnto Amelio Onlus

Da Arianna.
Sono una studentessa di terapia occupazionale al secondo anno e sono la sorella di due ragazzi non vedenti di 17 anni nati estremamente prematuri.

A dicembre sono stata per l’intero mese in un centro diurno per il tirocinio; si tratta di una struttura per ragazzi over 18 principalmente con ritardo cognitivo e in alcuni casi con disabilità motoria.

In questo centro i ragazzi arrivano la mattina alle 8.30 circa e rientrano a casa alle 14.00.
Il centro all’inizio mi aveva fatto una buona impressione: c’era una grande palestra e due fisioterapiste, laboratori di terapia occupazionale, uno spazio dedicato alla ceramica e alla cucina, ed esternamente c’era una serra per il giardinaggio. Nell’intero mese non ho mai visto utilizzare questi ambienti e anche i colleghi che si sono fermati per il mese di gennaio mi hanno riferito la stessa cosa.

I ragazzi, dopo essere stati per circa un’ora all’ingresso della struttura seduti su dei divani, venivano accompagnati in delle aule con un terapista ed un OSS di riferimento. Anche in questo caso la situazione non cambiava: i ragazzi non erano seguiti da nessuno e al massimo disegnavano da soli.
Quando ho provato a chiedere se potessimo fargli fare delle attività usando i vari laboratori mi è stato detto che questo centro era soprattutto utile per la socializzazione e che quindi era importante farli stare insieme riuniti in una stessa aula; peccato che non ho visto neanche questo in quanto i ragazzi erano isolati sulle loro sedie e nessun lavoro o attività di gruppo era organizzata per loro. Addirittura, in uno stanzone c’erano dei ragazzi sdraiati per terra su dei tappeti completamente circondati da delle sedie.

Il primo giorno durante il tragitto di ritorno ho trattenuto a stento le lacrime, in quei ragazzi rivedevo i miei fratelli e ogni giorno andando a tirocinio pensavo a quanto nel mio futuro non avrei voluto saperli in una struttura del genere.

I giorni a seguire ho cominciato a provare tanta rabbia per questa struttura che potenzialmente ha sia gli ambienti che gli operatori necessari per far fare ai ragazzi qualcosa di bello e di costruttivo. L’atteggiamento degli operatori nei confronti dei ragazzi è stato il disappunto più grande; ho visto poca pazienza e poca gentilezza, soprattutto durante il pranzo con i ragazzi che necessitavano di essere imboccati. L’ultima settimana di tirocinio è arrivato un nuovo ragazzo, sicuramente impegnativo, l’operatore che era con lui ha cominciato a lamentarsi ed a dire che non voleva starci insieme; è arrivato perfino ad insultare il ragazzo dandogli dello “scemo”. Tutto questo è inaccettabile. 

Le parole e il tono che ha usato mi hanno ferito moltissimo e scaturito una rabbia mai provata prima, mi dispiace molto ricordare di non essere riuscita ad intervenire… . 

La mia tutor ha avuto atteggiamenti freddi e distaccati: fin da quando sono arrivata erano tutti felici ed euforici per l’arrivo del Natale e non vedevano l’ora di fare la festa, ma, alla fine senza nessun apparente motivo la mia tutor ha annunciato che non era possibile farla, in poco tempo mi sono affezionata a molti di loro e non capirò mai la freddezza degli addetti ai lavori di fronte ai ragazzi chiaramente tristi e delusi. Da sorella vorrei che un domani i miei fratelli, Francesco e Lorenzo, non fossero costretti a sperimentare tutto questo. Credo che un luogo di ritrovo e di aggregazione sia fondamentale e rispetto a quello che ho visto cambierei molte cose.

Vorrei che un centro diurno fosse per loro un luogo accogliente, divertente e tranquillo, uno spazio stimolante in cui poter fare delle attività costruttive insieme ad altri ragazzi per dar loro la possibilità di socializzare. Vorrei che i miei fratelli fossero impegnati sia in attività ricreative sia in attività utili per il miglioramento della loro autonomia nella gestione di sé stessi, della casa e dello spazio lavoro. Vorrei che avessero un centro in cui potersi muovere in sicurezza con uno spazio outdoor dove poter fare ginnastica o attività di giardinaggio.

Infine, vorrei per loro un centro dove potersi sentire parte di un’allegra famiglia.

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